Tatuaggi Irezumi, la storia

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I tatuaggi irezumi: la storia Gli irezumi (入れ墨) sono i tipici tatuaggi giapponesi e vantano un’antichissima origine che rispecchia pienamente la grande meticolosità e l’amore per l’estrema precisione, caratteristiche tipiche del popolo nipponico. La parola irezumi deriva dal verbo ireru 入れる cioè “inserire” e sumi 墨 che vuol dire “inchiostro”. Un’antica testimonianza dell’irezumi è contenuta nell’antologia imperiale Nihon Shoki (日本書紀) (720 d.C.), nella quale si narra che l’imperatore Richu ordinò di tatuare con inchiostro nero la zona vicino all’occhio destro della salma di un traditore della corte.
Nel periodo Tokugawa, l’irezumi divenne il simbolo del sentimento amoroso: i due innamorati si tatuavano un puntino nero sulla mano, tra il polso e l’attaccatura del pollice, in modo che, stringendosi la mano, la punta del pollice dell’uno avrebbe toccato il neo tatuato sulla mano dell’altra e viceversa. Successivamente gli irezumi divennero sempre più estesi, giungendo alla copertura totale di schiena e glutei, metà coscia e parte del petto. Con l’ “occidentalizzazione” del Giappone, si temeva che tali costumi autoctoni potessero risultare ridicoli all’occhio dello straniero, ma fu proprio questo scambio culturale a determinare la celebrità dell’irezumi. Infatti, un numero sempre più crescente di occidentali divenne cliente dei grandi maestri del tatuaggio giapponese.
Generalmente gli irezumi sono di ampie dimensioni, occupano ampie porzioni di pelle e arrivano addirittura ad estendersi sulla quasi totalità della superficie del corpo (ad eccezione, in genere, di testa, mani e piedi); inoltre per la loro realizzazione niente viene lasciato al caso, che sia il soggetto, la posizione o il colore: insomma, ogni particolare è il frutto di una scelta ben ponderata, presa dal tatuatore insieme al cliente. Tutti gli elementi che li contraddistinguono fanno sì che questi non appaiano dei semplici tattoo ma delle autentiche opere d’arte.

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